| Firenze
è ancora oggi, per i suoi abitanti e per il mondo
intero, lo scrigno di tante gioie d’arte grazie ad
una donna, ad una fiorentina di tanti anni fa corredata
non dalla mentalità a lei contemporanea, non da una
realtà politica a suo favore bensì solamente
dalla sua cultura, dalla sua intelligenza e, non ultimo,
dal suo sconfinato amore per le arti e per la città
di Firenze. Questa donna non è altri che Anna Maria
Luisa de’ Medici (1667-1743), l’ultima Gran
Principessa di Toscana, unica figlia nata dal matrimonio
fra il Granduca Cosimo III e Marguérite-Louise d’Orléans,
alla quale, dopo la morte del fratello Gian Gastone, toccò
in sorte l’arduo compito di dovere traghettare il
Granducato di Toscana da un governo mediceo ad uno "straniero"
con a capo la famiglia franco--austriaca dei Lorena.
Anna Maria Luisa, nota anche col titolo di Elettrice Palatina,
che gli spettava a seguito del matrimonio, nel 1691, con
l’Elettore Palatino Johann Wilhelm von der Pfalz-Neuburg
di casa Wittelsbach (1658-17 16), cedette il governo della
Toscana ma non i beni d’arte che per secoli i Medici
avevano collezionato, plasmando così l’odierna
immagi
Da sempre, infatti, era legge e consuetudine che il nuovo
casato subentrante alla guida di una città o di uno
Stato ereditasse dalla precedente famiglia anche le collezioni
d’arte che, pertanto, erano soggette all’uso
più consono al momento, al trasporto, allo scambio,
all’abbellimento di una o dell’altra reggia
al seguito degli interessi, delle esigenze o, semplicemente,
dei desideri dei nuovi proprietari.
Le vicende del trapasso dei poteri dai Medici ai Lorena
e della salvaguardia del patrimonio artistico fiorentino
occuparono gli ultimi anni della lunga vita della caparbia
Elettrice e segnarono il coronamento di un’intera
esistenza dedicata a perpetuare, con tutti i mezzi, la gloria
e la memoria della propria famiglia, la quale nel novero
dei committenti d’arte vantava un posto d’onore
come la città stessa testimoniava.
Agli albori dell’età dei Lumi, per difendere
il patrimonio artistico di Firenze, impedendone la dispersione,
Anna Maria Luisa decise di usare una nuova arma, l’arma
del Diritto, l’unica a lei possibile.
"La Serenissima Elettrice cede, da e trasferisce al
presente a S.A.R. per lui e i suoi successori Gran Duchi
tutti i mobili, effetti e rarità della successione
del Serenissimo Gran Duca suo fratello, come Gallerie, Quadri,
Statue, Biblioteche, Gioie ed altre cose preziose, siccome
le sante reliquie, che S.A.R. si impegna a conservare, a
condizione espressa che di quello che è per ornamento
dello Stato, per utilità del pubblico e per attirare
la curiosità dei Forestieri, non ne sarà nulla
trasportato e levato fuori dalla Capitale e dello Stato
del Gran Ducato".
Così recita, o meglio ordina, l’articolo terzo
della Convenzione tra Francesco Stefano di Lorena ed Anna
Maria Luìsa, firmata il 31 ottobre 1737 e più
nota come ‘Patto di Famiglia’, con cui le collezioni
d’arte raccolte dai Medici venivano cedute al nuovo
Granduca ma alla condizione che rimanessero vincolate "per
sempre" alla città di Firenze e allo Stato di
Toscana. Il ‘Patto di Famiglia’, confermato
dalla Elettrice Palatina nel suo testamento del 5 aprile
1739, entrò in vigore alla sua morte, nel 1743, e
salvò, quindi, dalla certa dispersione la gran parte
delle celebri e ricchissime collezioni d’arte medicee,
che rendono Firenze ancora oggi unica al mondo.
Se Firenze conserva uno dei patrimoni artistici più
ricchi fra le città europee lo si deve pertanto alla
Elettrice Palatina e alla sua limpida consapevolezza del
significato, non semplicemente dinastico ma universale,
del mecenatismo e del collezionismo medicei e dell’importanza
di mantenere nel loro contesto d’origine le opere
d’arte raccolte nel corso di secoli.
Anna Maria Luisa non poteva trovare modo migliore per trasmettere
intatta all’umanità la memoria della sua famiglia.
Alle ricchezze di Firenze noi moderni dobbiamo aggiungere,
onorando l’Elettrice, il cammeo di una figura femminile
modernissima per i suoi tempi sia come donna che come legislatrice
a tutela ed a salvaguardia del patrimonio storico e artistico.
Il suo amore per Firenze e le arti non può che essere
contraccambiato dai fiorentini e da coloro i quali, da qualsiasi
parte del mondo, vengono ad ammirare la città mantenendo
vivo ancora oggi il ricordo dell’ultima rappresentante
della dinastia dei Medici. Nel 1743, grazie al suo patto,
il 17 febbraio, giorno della sua morte, non vide la dipartita
delle arti fiorentine; quel giorno fu comunque lieto per
la cultura e dunque è importante che divenga un giorno
di festa dedicato alla Elettrice, laicissima vestale di
alti ed eterni valori, ed un giorno di riflessione sul suo
messaggio antico e moderno, forte e incisivo.
Ad Anna Maria Luisa va la riconoscenza di tutti, degli
amanti dell’arte e di chiunque creda nella cultura
attraverso cui un popoio può riconoscere sé
stesso e la propria storia, come venne compreso nel 1946
quando si vide nell’Elettrice una figura aggregante
in nome di tutto quello che negli anni precedenti era stato
calpestato e che, invece, doveva essere, necessariamente,
a fondamento di una città da ricostruire. In quell’anno
venne bandito dal Comune di Firenze un concorso per un monumento
in onore di Anna Maria Luisa, in seguito realizzato dal
maestro Raffaello Salimbeni, il quale scolpì in marmo
di Carrara l’immagine dell’Elettrice oggi collocata
all’esterno della Cappella dei Principi della Basilica
di San Lorenzo dove è custodito il sepolcro dell’illustre
dama. L’interpretazione scultorea del Salimbeni ha
donato una figura quasi evanescente, lontana dagli interessi
e dai beni terreni, indomita e appagata, consapevole di
avere salva-guardato l’anima della propria città.
Il Comune di Firenze, attualmente, in ricordo dell’ultima
grande figura di Casa Medici ha deciso di dedicare alla
generosa e lungimirante dama il giorno 17 febbraio. In tale
giorno ha luogo, in Palazzo Vecchio, una sua commemorazione
che prelude all’omaggio a lei reso con un corteo storico,
che si snoda da piazza della Signoria alla Cappella dei
Principi, e con le visite guidate gratuite alla stessa Cappella
e ad alcuni dei maggiori musei cittadini -eventi possibili
in collaborazione con organismi pubblici e privati-, le
cui opere vivono in Firenze anche grazie ad Anna Maria Luisa
de’ Medici.
Il 17 febbraio è quindi un giorno dedicato alla
memoria, per fermarsi a riflettere sull’eredità
morale di Anna Maria Luisa, che sublima, in un certo senso,
l’eredità di Firenze, il suo messaggio civile
e culturale al mondo.
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