| 

La Firenze contemporanea può ammantarsi dell'onore
di essere il capoluogo della Regione Toscana grazie, in
un certo senso, a quanto decise un "antico toscano",
vissuto in un periodo storico lontano, in cui l'Europa moderna
ha radice trovando numerosi assetti politici e territoriali
fondamento, denominato convenzionalmente Medioevo.
In epoca alto medievale insieme a ` tanti Papi, Imperatori,
Re e cavalieri operò un uomo d'alto lignaggio, fra
i più illustri e autorevoli del suo tempo, I quale
Ugo Marchese di Tuscia, della Toscana (953/4-1001), nome
un tempo leggendario nella memoria dei fiorentini, a differenza
d'oggi, i quali, fino a circa duecento anni fa, solevano
radunarsi al cospetto del sepolcro del Marchese alla Badia
fiorentina nel giorno dell'anniversario della sua morte
avvenuta il 21 dicembre del 1001.
I cittadini di Firenze furono, infatti, per lungo tempo
grati al loro signore non solo per il buon governo che seppe
instaurare ma anche per avere fatto della loro urbe la sua
sede, trasferendovi la corte da Lucca, tradizionale città
dei Marchesi di Toscana, i quali, prima di lui, si intrattenevano
a Firenze soltanto per le sedute del tribunale e per altri
incarichi amministrativi.
Il Marchese Ugo, al quale piaceva la Toscana tutta, ebbe
una predilezione per Firenze: "e a costui piacque la
stanza di Toscana, e massimamente nella città di
Fiorenza, fececi venire la moglie, e in essa fece suo dimoro,
siccome Vicario di Otto Imperatore", come ricorda lo
storico Malespini.
Un legame stretto e indissolubile con la città lo
leggiamo nei colori dello stemma del Marchese appartenente
al casato tedesco dei von Brandenburg, il bianco e il rosso,
che da allora sono divenuti i colori di Firenze.
A buon diritto, il Marchese Ugo deve essere considerato
l'antenato storico della moderna Firenze che allora toccava
il punto più basso della sua lunga storia: poco più
di tremila abitanti ritiratisi all'interno dell'antica cerchia
romana; una città piccola e in decadenza che all'alba
dell'anno 1000, grazie anche al suo nuovo status politico,
iniziò a dare segni di ripresa. Con il passaggio
al secondo millennio incominciò un periodo di fioritura
culturale che ebbe le sue stupende espressioni nel Battistero
e nelle Chiese di San Miniato e dei Santi Apostoli, primissime
testimonianze di una peculiarità creativa tipicamente
fiorentina, alla quale fecero riferimento gli architetti
del Rinascimento.
Dalla Toscana la storia del Marchese Ugo, figlio di Uberto
e di Willa di Bonifacio Duca di Spoleto e Marchese di Camerino,
nipote di Ugo di Arles Re d'Italia, imparentato con le più
nobili famiglie dell'epoca e discendente da Carlo Magno,
si intreccia con gli intensi rapporti che questa regione
ebbe coll'impero di Germania e col papato.
In un tempo di torbidi e di violenze quale il secolo decimo
passato alla storia come "il secolo di ferro",
quando crisi economiche e politiche si sovrapposero a crisi
morali e religiose, il Marchese scelse di non essere soltanto,
come il suo alto ruolo imponeva, un valente uomo d'arme.
Ugo di Toscana eccelse ancor di più per le sue doti
diplomatiche e per la sua equità nelle cose del governo,
verso i sudditi. A lungo, dopo la sua morte, venne considerato
il prototipo del perfetto principe.
Al governo della Toscana fu uno dei principi laici più
potenti del tempo e per un certo periodo uno dei primi personaggi
dell'impero, schierandosi apertamente con il programma politico
della dinastia sassone. Profondamente convinto del primato
imperiale su quello del Papa, divenne un fedelissimo degli
Ottoni schiacciando nel proprio territorio la recalcitrante
feudalità, privandola di molti privilegi. Restaurando
comunque e dovunque l'autorità imperiale accanto
all'Imperatore Ottone III, viene considerato il fondatore
della compagine della moderna Toscana.
Fecero parte integrante della sua strategia politica il
riconoscimento di alcune attribuzioni laiche alle più
"duttili" autorità ecclesiastiche, che
si impegnò a riformare, e le numerose fondazioni
monastiche che volle nel territorio, poiché esse
non divennero siti monastici sotto tutela personale di importanti
famiglie, com'era solito, bensì furono abbazie marchionali
o imperiali, costituite, quindi, per riaffermare il potere
dei sovrani e non per indebolirlo. La riforma ecclesiastica
era per lui di precipuo interesse politico oltre che religioso.
Legato alla figura di San Romualdo, iniziatore dei camaldolesi,
fondò ben sette abbazie a partire da Firenze con
l'erezione della Badia, i cui monaci, fino oggi cultori
della sua memoria e a lui devoti e riconoscenti, ogni anno,
a partire dal primo anniversario della sua morte, il 21
dicembre, celebrarono, e ancor celebrano, una messa in suo
ricordo, in antico col concorso di molto popolo ed ora alla
presenza di autorità e di una rappresentanza in costume
rinascimentale del Corteo della Repubblica Fiorentina.
Per la sua saggezza nel governare, caso piuttosto unico
fra i potenti del suo tempo, lasciò "per molti
secoli di sé grata memoria ai fiorentini"; la
fama di Ugo di Toscana si dilatò presso i posteri
e su fatti accertati si innestarono numerose leggende a
testimonianza di quanta ammirazione aveva suscitato e continuava
a suscitare. Lo stesso Dante, che componeva in versi due
secoli dopo la sua morte, collocò "il Gran Barone",
come lo appellò, nel suo `Paradiso' (XVI, 127-129)
e Mino da Fiesole, nel 1481, per lui fu l'artefice del monumento
funebre, tuttora visibile alla Badia fiorentina. Ancora
alla Badia, a emblema del sempre vivo ricordo, Raffaele
Petrucci nel 1618 scolpì la statua con le sembianze
del Marchese che venne allocata nel chiostro grande.
Qualche anno prima, nel 1590, l'effige di Ugo di Toscana
venne dipinta ad olio da un giovanissimo Cristofano Allori
per volere dei monaci di Badia, i quali, nel giorno a lui
dedicato, solevano mostrarla al popolo come attesta una
nota di padre Placido Puccinelli del 1664, secondo il quale
< li monaci fiorentini sono stati si zelanti di ciò
verso Ugo lor principe, che hanno voluto s'esponghi in tal
mattina dirimpetto alla cattedra dell'Oratore il ritratto
di tanto eroe dipinto ...in abito regale, tenendo la destra
sopra il campanile di fabrica della Chiesa".
L'interessante dipinto ai nostri giorni è custodito
nei depositi della Galleria degli Uffizi, in attesa di ritornare
dove fu visibile per oltre due secoli, in quella stessa
Badia che si vuole eleggere, com'è stata, fulcro
religioso e insieme civile di Firenze.
La Badia, dunque, è stata scelta nuovamente come
teatro per le celebrazioni del 21 dicembre, giorno da deputare
alla commemorazione del Marchese, secondo il volere dell'Amministrazione
Comunale, in concerto con coloro che continuano a mantenere
viva l'attualissima figura del Marchese Ugo; la festa del
21 dicembre vuole coinvolgere con una serie di iniziative,
di anno in anno, i luoghi in città e nel contado
legati alla figura del Marchese, preponendo seminari, studi
e itineraria carattere storico, religioso e turistico nelle
"Terre di Ugo" alla ricerca delle tracce lasciate
dal suo operato.
Ed ancora, la Badia viene riproposta come luogo della memoria
per una città che ha ereditato il suo emblema dai
colori araldici del "Gran Barone", per rinnovare
il ricordo di un uomo da cui ci separano mille anni di storia
toscana, italiana ed europea che è stata tale anche
grazie a lui, fondatore della Toscana... per rinnovare il
ricordo delle nostre radici.
|